25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulla donna

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25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Prima di pensare che la cosa non ci riguardi, diamo uno sguardo ai dati:

Il 32% delle donne italiane ha subito violenza almeno una volta nella vita: una su tre. Sono 6 milioni 743 mila, e sono vostra madre, vostra sorella, la vostra nuova ragazza, la vostra compagna di università, la vostra collega, vostra figlia.

I partner o gli ex partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate.  Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner o ex partner, il 17,4% di un conoscente o di un parente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei.

Tra i famigliari che commettono questo genere di reato, quelli che lo compiono con maggiore frequenza sono i parenti stretti (12,2%) e gli zii (soprattutto con vittime di età inferiore ai 16 anni): i vostri fratelli. Seguono il padre, il fratello/fratellastro, il nonno e il patrigno.

Il 3,8% delle donne ha inoltre subito violenza sessuale da vicini, il 3,7% da compagni di scuola, l’1,7% da insegnanti o bidelli e l’1,6% da un religioso.

Il 96% delle donne non denuncia la violenza subìta. Vuol dire che l’uomo che picchia e violenta se ne va tranquillo al lavoro, prende un caffè con voi, conduce la propria vita indisturbato.

Il 53% delle vittime di violenza da non partner dichiara di non aver parlato con nessuno dell’accaduto. Vuol dire che vostra figlia, vostra moglie, vostra sorella è stata violentata e voi non lo sapete.

Quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ha subìto comportamenti persecutori: io, personalmente, non conosco nessuna donna che non abbia subito almeno una volta nella vita (ma spesso in misura assai più frequente) attenzioni pesanti e non gradite: i dati ci dicono che non vanno sottovalutate.

Un fatto spiazzante è che la categoria professionale di donne che hanno subìto il maggior numero di violenze è quello delle dirigenti o libere professioniste; il dato diventa meno incomprensibile se si tiene presente che le motivazioni che spingono allo stupro non sono di ordine sessuale, bensì di ordine aggressivo: gli uomini si vendicano delle proprie frustrazioni sulla categoria più vicina e fisicamente più debole.

Una società realmente civile non si misura dal benessere economico, ma dalla capacità di rispetto di tutti i suoi componenti: se vogliamo costruire una società migliore, il primo passo è avere reale cura degli individui che ne fanno parte.

Interrompere questa nefasta tradizione di violenza è possibile.

       
fonte: dati Istat 2006