Consiglio di lettura

non ancora votato
Autore: 
Naomi Klein
Editore: 
Rizzoli

L’ultimo libro della giornalista canadese, Naomi Klein, l’autrice di No logo, ha un titolo emblematico, Shock economy, dove l’autrice mette in risalto tutta la drammaticità di un aspetto dell’economia che probabilmente è quasi sconosciuto ai più

Nel libro si racconta come gli imprenditori e i prestatori internazionali approfittino di una situazione estrema come una guerra o una catastrofe naturale per imporre politiche economiche che in una situazione normale non sarebbero mai approvate dalla popolazione civile.

Solitamente, quando una popolazione è colpita da una catastrofe, la prima cosa che fa è quella di salvare il salvabile cercando di ricostruire ricreando l’ambiente, i ricordi, le origini di ciò che è andato perduto. La nuova economia, invece, si muove su binari esattamente opposti ovvero, facendo tabula rasa di  quel poco che si è salvato, per costruire ex novo intere città depauperando la popolazione, non solo delle loro proprietà effettive ma, imponendo nuove logiche di mercato immobiliari ed economiche.

 L’autrice cita un esempio emblematico, la città di New Orleans che nel 2005 è stata colpita dall’uragano Katrina, dalle cui ceneri è risorta una città completamente privatizzata, compreso il sistema scolastico.

La Klein non cita solo l’esempio di New Orleans ma, molti altri; infatti, questa politica è stata applicata sia in Iraq che nello Sri Lanka quando nel 2004 è stato colpito dallo tsunami dove al posto dei villaggi dei pescatori sono sorti interi complessi alberghieri.

Questo modus operandi non è nuovo ma è almeno 30 anni che viene applicato in tutto il mondo infatti, episodi come quello accaduto nel 1989 nella piazza Tienanmen è stata una manovra economica il cui scopo è stato quello di privare i lavoratori dei loro diritti per trasformare il tutto in un rigoglioso mercato di esportazione.  

L’ispiratore di questa ideologia è stato Milton Friedman, il quale è considerato uno dei più importanti economisti statunitensi nonché il fondatore della scuola di Chicago. Friedman ha sempre sostenuto di essere contrario ad uno stato assistenzialista e la crescita di una nazione deve essere raggiunta senza l’apporto di aiuti statali quindi, l’obbiettivo è quello di creare un libero mercato a tutti gli effetti. Ergo, il libero mercato può nascere anche sfruttando eventi bellici e catastrofi ambientali, un allievo di Friedman, Jeffrey Sachs, promotore delle seconda fase del neoliberismo, la cui ricetta è quella di mettere in vendita i servizi sociali gestiti dallo stato, mettendo a rischio il posto di lavoro di moltissime persone.

Dalla lettura di questo libro si evince come ci sia un fil rouge che unisce situazioni di emergenza che sono slegati tra loro che hanno comune denominatore l’imposizione delle leggi del libero mercato.