A SETTIMO TORINESE IL BUON SENSO VA IN CENERE (E ANCHE LA DEMOCRAZIA?)
Giovedì 25 ottobre 2007 a Settimo Torinese alcuni Consiglieri Comunali della minoranza, su istanza del Comitato Settimo Non Incenerire (che conta tra i suoi sostenitori e aderenti anche gli Amici di Beppe Grillo di Torino), hanno presentato una mozione per la revoca di una delibera che ritengono assunta in maniera irregolare.
La delibera di Giunta n. 41, che riguarda "Governo del Ciclo Integrato dei Rifiuti: Proposta di un sito per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti a servizio della zona Nord della provincia di Torino", era stata infatti approvata dal Sindaco Aldo Corgiat Loia e dalla Giunta in data 01/02/07 senza consultare né i cittadini di Settimo né il Consiglio Comunale.
Ciò che la mozione contestava, pertanto, non era l'oggetto della delibera, ma il metodo non istituzionale con il quale era stata presa una decisione di grande rilevanza per tutti i cittadini di Settimo di oggi e di domani.
Decisione per di più non motivata da situazioni di obiettiva urgenza o di necessità, ma del tutto arbitraria. Tra l'altro il programma elettorale della maggioranza non menzionava possibili candidature di Settimo come sito d'impianti d'incenerimento, né la maggioranza aveva ritenuto necessario proporre ai suoi elettori l'aggiornamento del programma in tal senso, doveroso quando si altera il patto originario con gli elettori.
Alla precisa mozione presentata dalla Consigliera Marta Rabacchi e sostenuta dai Consiglieri Daniele Debetto, Rocco Voto e Antonino Colloca, il Sindaco Aldo Corgiat Loia rispondeva producendosi in un monologo di oltre venti minuti, durante i quali evitava accuratamente di discutere del metodo decisionale contestato, minimizzandone la rilevanza e lasciandosi scappare che il programma che si presenta in fase elettorale, sì, insomma, non è da considerare granitico... Ma lasciamo perdere questi strappi del vestito che rivelano le povere nudità della politica, anche a livello locale. Dopo una nutrita serie di interventi, la mozione è stata purtroppo respinta dal voto compatto della maggioranza, che si è stretta intorno al Sindaco e all'alto senso di responsabilità che egli stesso si è riconosciuto nel corso delle sue elucubrazioni fuori tema, che, stringi stringi, sono le seguenti:
1) esiste un piano provinciale che prevede la costruzione di due inceneritori nel territorio della provincia di Torino;
2) nel 2009 la discarica di Basse di Stura dovrà essere chiusa;
3) il politico responsabile deve saper prevenire le emergenze;
4) il politico lungimirante guarda oltre l'interesse del suo territorio, ergo il Sindaco Corgiat è persona dotata di grande senso di responsabilità, avendo spontaneamente e generosamente candidato l'area industriale di Settimo, per altro ufficialmente di proprietà privata (Pirelli) a diventare il sito per il secondo inceneritore della provincia. Assumiamo pure che il ragionamento del Sindaco sia fondato.
Perché allora, nel suo richiamarsi a piani e a programmi emessi da enti di livello superiore al Comune che amministra, si è fermato alla Provincia e non ha considerato il Piano Regionale, che prevede impegni sulla raccolta differenziata e sulla riduzione dei rifiuti ben diversi dal piano provinciale? E perché non ha incluso nel suo sguardo grandangolare anche le direttive europee, che prescrivono le stesse percentuali di raccolta differenziata e di riduzione dei rifiuti recepite dalla Regione ma non dalla provincia di Torino?
La politica parolaia che abbiamo visto esprimersi giovedì scorso è priva di memoria, di logica, di buon senso, di fantasia e d'ingegno. Memoria: in verità, sì, uno dei Consiglieri della maggioranza che ha difeso le tesi del Sindaco ha ricordato come qualche decennio fa i generi alimentari facessero a meno di involucri multipli e di materiali misti.
Però il Consigliere in questione difettava della logica necessaria a chiudere il cerchio dicendo: se un tempo si faceva così, e si producevano meno rifiuti, perché non utilizzare e riproporre questa esperienza? Non solo si dà per scontato che il progresso non possa rallentare la sua corsa quel tanto necessario per raccogliere un po' di semplice buon senso ereditato dal passato, ma l'amministratore locale sembra vedere se stesso come privo del potere (e del dovere) di trasmettere ad altre, più vaste sedi, le istanze dei suoi amministrati.
Al Consigliere in questione evidentemente non passava per la testa la possibilità di interloquire con enti superiori per promuovere la riduzione dei rifiuti alla fonte. Ragioniamo: passare dalle discariche agli inceneritori rappresenta un miglioramento del tutto illusorio. Sia ben chiaro, noi non vogliamo né inceneritori né discariche. Le discariche inquinano terra e falde acquifere, gli inceneritori inquinano l'aria: discariche e inceneritori avvelenano le coltivazioni, i pascoli e quindi l'intera catena alimentare. Qual è la differenza tra le discariche e gl'inceneritori? Che le prime, prima o poi, esauriscono la loro capacità; occorre chiuderle e trovare nuovi siti, consumando il territorio.
Gli inceneritori no, non si esauriscono mai. I cosiddetti "termovalorizzatori" possono infatti bruciare rifiuti all'infinito - producendo ben poca energia, distruggendo risorse, consumando aria e acqua. Ma l'atmosfera, la nuova, grande discarica, sarà presto inquinata a livelli irrimediabili. La differenza sostanziale è che... le discariche sono brutte a vedersi e a odorarsi, gli inceneritori no.
Ma i veleni che ne derivano sono ugualmente pericolosi. La "soluzione" di far sparire (ma in natura nulla si crea e nulla si distrugge) i rifiuti bruciandoli non è la migliore in senso ambientale e nemmeno in senso tecnologico. E' semplicemente la più pigra, la più facile e banale, la più disimpegnata e irresponsabile.
E' anche quella che consente a un territorio come quello di Settimo, già vittima di una passata era di industrializzazione selvaggia, di percepire dallo Stato qualche decina di milioni di euro a titolo di "compensazione ambientale". Leggi: a titolo di risarcimento dei danni ai cittadini e al territorio. In altre parole, lo Stato è consapevole della pericolosità ambientale di impianti come gli inceneritori e dunque anticipa ai Comuni che accettano di ospitarli somme ingenti come "compenso per il disturbo".
Disturbo che, come ha evidenziato, ad esempio, l'Ordine dei Medici dell'Emilia Romagna, può tradursi in gravissimi danni per la salute non soltanto della popolazione attuale, ma soprattutto dei nascituri le cui mamme respireranno le emissioni degli inceneritori e mangeranno frutta, ortaggi, latticini e carni avvelenate da tali emissioni. Allora, quanto può dirsi responsabile un Sindaco che candida il suo Comune a ospitare un impianto del genere? Purtroppo i nostri amministratori, inariditi dai monotoni meccanismi assembleari che - abbiamo constatato anche ieri sera -sarebbero in grado di inaridire pressoché chiunque - hanno fantasia e ingegno sufficienti soltanto a ridenominare orwellianamente gli inceneritori "termovalorizzatori". Non s'impegnano a ricercare altre possibilità.
Ha ragione, d'altra parte, il sindaco Corgiat nel ravvisare nell'inceneritore una questione che supera la dimensione locale. Non perché sia giusto che un qualsiasi Comune debba immolarsi per ospitare l'inceneritore, ma perché la distanza alla quale possono essere trasportate le polveri sottili emesse dall'inceneritore è di centinaia di chilometri. Per questo era calzante il paragone del Consigliere Colloca che si chiedeva se la maggioranza avrebbe difeso con altrettanta compattezza un''eventuale decisione della Giunta di candidare Settimo come sito per una centrale nucleare".
Simili, tra l'altro, anche i problemi posti dai residui prodotti dai due tipi di impianti: scorie radioattive e ceneri speciali, il cui smaltimento è tutt'altro che semplice. Perciò non sarebbe male che gli abitanti dell'intera provincia di Torino e dintorni non condividessero con una certa parte dei loro "dipendenti pubblici" che siedono in Comune, in Provincia e in Regione l'atteggiamento annoiato e pilatesco di chi dà per scontato che l'incenerimento sia l'unica strada. Novara, con la sua raccolta differenziata vicina al 70%, insegna. Senza andare così "lontano", può insegnarci qualcosa anche il Consorzio Chierese che ha raggiunto risultati dello stesso ordine di grandezza.
Ma si può fare di più. Sindaco Corgiat, che ne direbbe - soltanto per incominciare - di distribuire per un mese borse di stoffa in tutti i supermercati e negozi di Settimo e di multare a partire dal mese successivo chiunque venda o acquisti un sacchetto di plastica? Visto che le multe Le piacciono, le usi per insegnare ai Suoi cittadini a non andare contro il buon senso. Inoltre, visto che il Suo sguardo sconfina oltre il territorio settimese, chiediamo per l'ennesima volta a Lei e ai Suoi colleghi, nostri rappresentanti, di farsi portavoce presso la Provincia, la Regione e le più alte sfere politiche della necessità ormai inderogabile di introdurre leggi che incentivino la riduzione degl'imballi alla fonte, da parte dei produttori.
I cittadini hanno la loro parte di responsabilità nel cooperare per incrementare la raccolta differenziata e nel diventare consumatori critici e anche un po' avari: al di là della scelta di prodotti con involucri riciclabili, si può decidere di acquistare meno prodotti nuovi, di riutilizzare e anche di esimersi dal comprare oggetti decisamente inutili.
Ma vi è una responsabilità politica che non compete ai cittadini, ed è quella di emanare leggi che obblighino anche le aziende a impegnarsi parallelamente ai privati, per non vanificare lo sforzo di questi ultimi.
(Articolo realizzato con i contributi di Alissa [Elena Sargiotto], Anna Sanfilippo, Arnaldo Cirillo, Andrea Favilli)
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