Moneta, dal valore indotto al valore etico - parte prima

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Quanto giudichiamo progredita la nostra società?
Se pensiamo alla società come ad un ambiente entro cui talenti e capacità personali possano essere coltivati liberamente per poi divenire fonte di affermazione e sostentamento, allora il modello di società in cui viviamo ha largamente disatteso questa aspirazione.
Su circa sei miliardi di individui quattro miliardi vivono con meno di due euro e mezzo al giorno.
L'accesso al denaro in quantità adeguata è oggi sempre più difficile, pur essendo il denaro nient'altro che una merce, un bene.

Le ragioni di questa situazione sono molteplici e complesse e lo scopo di questo articolo non è l'analisi di tale condizione, quanto il porre una domanda fondamentale: qual'è il vero valore del denaro? Che cosa garantisce al denaro il suo contro valore?
George Bernard Shaw disse: “Le domande alle quali è più difficile rispondere sono quelle la cui risposta è più ovvia”.


In accordo con tale pensiero, questo articolo tenterà di fornire una risposta ovvia, semplice, ad una domanda che di risposte sembra non averne.
Quello che un tempo circolava in forma materiale, monete metalliche e banconote, assume oggigiorno sempre più una forma virtuale, il denaro è diventato un flusso digitale, una cifra scritta su un conto corrente trasferita per via telematica. Questo priva il denaro della sua natura materiale. Se nell'antichità il denaro era composto da monete, spesso di metallo nobile o comunque di valore, oggi ci troviamo a fare acquisti con qualcosa che materialmente tocchiamo in minima parte. È quindi importante capire che cosa garantisce, a questo sempre più volatile sistema di scambio di beni, il suo valore effettivo.

I governi si posero questo interrogativo già diversi decenni or sono e, sulla scorta della tradizione storica, fissarono una regola molto semplice. Le banconote e le monete metalliche erano nient'altro che un controvalore dell'oro conservato nelle riserve di stato ed erano convertibili in qualsiasi momento. Questo impegno, tuttavia, non è più valido dal 1971, anno in cui gli Stati Uniti sganciano la propria valuta dall'oro in quanto la riserva aurifera non è più sufficiente a coprire la quantità di denaro circolante.

Avviene così un fatto storico e tragico per l'economia mondiale, per la prima volta nella storia umana, il denaro perde il suo controvalore e assume la connotazione di una semplice convenzione accettata per induzione dalla società, si parla quindi di valore indotto.
Ma resta un nodo cruciale, ovvero garantire in qualche modo il valore intrinseco del denaro, nodo tutt'oggi irrisolto.

Chi volesse citare il PIL, il Prodotto Interno Lordo, come fonte di garanzia sul valore del denaro dovrebbe purtroppo ricredersi, in quanto il PIL non è una realtà stabile ma suscettibile a rischi di recessione, fluttuante e poco robusto. Salta immediatamente all'occhio la differenza con l'oro, che è invece un bene facilmente commerciabile e in continua rivalutazione, immediatamente spendibile e accettato universalmente, una vera garanzia insomma.

Quindi, che cosa garantisce al denaro il suo valore?
Come detto all'inizio, la risposta è quella più ovvia. Abbiamo visto che il valore del denaro proviene da una convenzione comunemente accettata dalla società, il valore di cento euro, ad esempio, è tale perché chi offre e chi acquista è sostanzialmente d'accordo sul valore intrinseco di tale ammontare. Vien da sé quindi, che ciò che dà valore al denaro non siamo nient'altro che noi, con la comune accettazione quotidiana nell'utilizzo di questo bene.
Ma ecco che rispondendo alla domanda principale ne nasce conseguentemente un'altra: perché se il valore è assegnato da noi, il denaro è così difficilmente accessibile, tanto che le sacche di povertà sono in continua crescita?
La risposta risiede nel sistema imposto dai governi e dal sistema bancario.
Per la natura complessa dell'argomento, complessità che ho tentato di ridurre al minimo, è necessario a questo punto fare un piccolo riassunto:

Il denaro non possiede oggi un controvalore reale, non è altro che una convenzione, ma pur essendone il valore attribuitogli dalla società, cioè da tutti noi, l'accesso allo stesso diventa sempre più difficoltoso.

Il sistema del “Valore Indotto”, un naturale processo della società, è stato pervertito e piegato agli ingordi appetiti del sistema bancario e finanziario. In questa sede, tuttavia, desideriamo anche fornire un elemento di speranza.
Nel prossimo articolo vedremo che il denaro può assumere anche un valore etico e mostreremo una via d'uscita al sistema finanziario, semplice e collaudata.