L’innovazione frugale: una strada verso la decrescita

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di François Schneider

(Ricercatore in ecologia e attivista nel movimento per la decrescita sostenibile www.decroissance.org)

 

Oggi quasi tutte le innovazioni incarnano l’idea dell’oltrepassare i limiti.
Le soluzioni ai problemi del pianeta che ci vengono proposte sono comunque collegate ad un aumento del consumo, perché ancora abbiamo come obiettivo la crescita o, almeno, la non riduzione dei nostri redditi, del tempo dedicato al consumo, dello spazio in cui abitiamo, ma anche del pericolo accettabile, dell’inquinamento accettabile: insomma di quello che ancora chiamiamo “comfort”. La decrescita sostenibile, invece, deve appoggiarsi su innovazioni che, al contrario, integrano questi limiti.
 

Una delle ragioni principali di questa corsa sfrenata è sicuramente legata al fatto che i poteri economici ed industriali usano l’innovazione per vendere di più, nell’ottica di un’economia della crescita (e dell’avidità di un guadagno sempre maggiore per pochi privilegiati). Il nostro vero impegno è, quindi, combattere questa logica, non limitare la nostra intelligenza alla ricerca del sempre più, ma per una volta, di “spremerci le meningi” per consumare e produrre meno. E, davvero, non c’è ragione perché l’innovazione si limiti a promuovere sempre più produzione e consumo.
Se innovazione vuole dire “introduzione in qualcosa di costruito di qualcosa di nuovo, di ancora sconosciuto”, il porre limiti a ciò che non ne ha è, per definizione, un’innovazione.
 

Gli uomini hanno sempre sognato di non avere dei limiti ma è una fortuna averne, poiché altrimenti avremmo già distrutto il pianeta. Quali possono essere i limiti di risorse energetiche come la fusione?
Cosa potremo fare quando non ci saranno più alberi da tagliare? Terreni da rivoltare? Riserve da prosciugare?
 

Se la finalità dell’innovazione non è più il massimo profitto e la massima vendita di prodotti si pone la questione di come motivare gli innovatori e di come diffondere le innovazioni. Potremmo finanziare questo tipo di attività con eco-tasse sui prodotti e sulle attività dannose per l’ambiente e uno dei primi cambiamenti da attuare è la soppressione del sistema dei brevetti, che oggi impedisce di rendere accessibili prodotti innovativi a coloro che non li possono pagare. Ma è ancora più importante iniziare a valutare le innovazioni tecniche in relazione ai bisogni delle persone e alla loro ricaduta sociale, piuttosto che misurarle con il denaro. E dobbiamo riconoscere che, anche nella nostra società della crescita, ci sono ricercatori e artigiani che vogliono migliorare la società e la loro vita attraverso scelte di sobrietà. Possiamo citare un gran numero di siti internet che diffondono informazioni su queste tecniche che ci consentono di produrre in proprio parecchie delle cose di cui abbiamo bisogno.

È necessario procedere verso un minor consumo, con quella che chiamiamo innovazione frugale: un’innovazione che non si applica semplicemente a prodotti o servizi ma, in primo luogo, ai modi di vita e all’organizzazione nella società. Ed è altrettanto necessario capire che i limiti, lontani dall’essere una prigione, ci permetteranno di apprezzare quello che abbiamo e di vivere realmente i benefici legati alle innovazioni tecniche. Alcune di queste sono state, nel passato, progressi importanti per l’uomo, ma siamo arrivati a una tale punto che i limiti posti alle tecnologie sono potenzialmente liberatori.

L’idea che ci guida è quella di ridurre ciò che diminuisce il nostro benessere e quello del pianeta, arrivando a creare degli spazi di libertà. L’innovazione frugale è possibile a tutti i livelli: quello personale e locale, ma anche regionale, nazionale e globale. E le scelte devono essere messe in relazione e valutate attraverso una discussione partecipata e democratica. Quali i criteri? Dobbiamo aumentare la nostra consapevolezza ed evitare la manipolazione del "sempre di più", renderci conto dei fenomeni dell’effetto rimbalzo e distinguere ciò che è ecologico da quello che non lo è. Questo comporta ovviamente il valutare in modo critico le informazioni che ci vengono dall’economia e dalla società.

Rifiuto di certe tecnologie.

Non si tratta di essere contro tutta la tecnica. Ma alcune tecnologie, per definizione, non possono essere limitate e devono quindi essere rifiutate. La prima innovazione frugale è capire che alcune ricerche non devono essere intraprese, bisogna rifiutare di sviluppare gli OGM, il nucleare, le nanotecnologie, la clonazione, gli armamenti…

Questo tema dovrebbe essere oggetto di dibattiti continui nella società: quali tecnologie devono essere rifiutate? L’azione individuale consiste nel rifiutare gli OGM, l’energia nucleare, di avere un arma. E a livello di democrazia locale si tratta di stabilire zone senza OGM, senza nucleare, senza armi, imitando quello che in alcuni comuni già si fa. Questo genere di decisioni può essere raggiunto in seguito a livelli più elevati. È con un referendum che l’Austria e l’Italia hanno rifiutato il nucleare e la Svizzera gli OGM.

Riduzione di merci e prodotti.

Non si tratta di mettere limiti all’uomo ma agli apparati tecno-sociali.
Questi sono associati a prodotti chiave del consumo ed è per questo che la messa in discussione di alcuni prodotti è difficile; ma questo processo ha il potere di cambiare la società.
Basta pensare a come le auto condizionano il nostro stile di vita.
Possedere una autovettura non implica solamente l’utilizzarla, ma anche un modo di vivere, di organizzarsi, di consumare. Se mettiamo in discussione l’auto, mettiamo in discussione la maggior parte degli spostamenti, i supermercati e la dispersione sul territorio dei nostri legami e delle nostre attività.
Scelte personali, o politiche, che rimettono in discussione un utilizzo possono essere molto efficaci nel condurci verso la frugalità.

Integrazione dei limiti.

La terza innovazione frugale è porre limiti a certe tecnologie. Limiti alla velocità possono portare a metodi alternativi di trasporto e migliorare la convivialità tra gli abitanti di un territorio. Inoltre l’abbassamento dei limiti di velocità consente di ridurre l’utilizzo del petrolio, destinato ad essere sempre più scarso.

Localizzazione delle tecniche.

Occorre andare verso la rilocalizzazione dell’economia. Un aspetto importante è il raggruppamento delle attività, sia nelle città che alla campagna. Questo permetterà innanzitutto di ridurre i trasporti inquinanti e di recuperare le relazioni distrutte dall’economia su scala globale. Un altro limite da integrare sarà quello dei prezzi attraverso le ecotasse: il costo delle tecnologie ecologicamente o socialmente inaccettabili dovrà tener conto dei danni che oggi sono a carico della società intera.

Sviluppo delle alternative.

Il futuro dovrebbe prevedere un maggiore uso dell’energia umana là dove ad esempio se ne usa sempre meno: la bicicletta, ecologica e salutare, è il mezzo di trasporto più efficace, il più rapido per le brevi distanze (meno di 6-7 km in città) ed è ottimo per la salute, modera il traffico, consuma poco spazio, non inquina. È l’esempio perfetto di un prodotto che permette la riduzione del consumo di altri prodotti.

Inoltre devono essere incoraggiate tutte le energie rinnovabili e vanno accompagnate da una politica di risparmio energetico. Dobbiamo favorire la riduzione delle merci prodotte e la loro riutilizzazione o, quando questa è non è proprio possibile, il riciclaggio.

Adattamento frugale.

Cosa dovremmo fare con il denaro risparmiato riducendo i nostri bisogni, comprare cose nuove? No, quello che conta nell’aver bisogno di meno denaro è che si deve lavorare meno. Per promuovere poi l’equità e l’appagamento dei bisogni di base, ci sono due misure complementari nel quadro dell’adattamento economico: l’introduzione di un reddito minimo garantito universale e di un reddito massimo accettabile.

Ma l’adattamento non può e non deve essere solo economico. I sistemi frugali devono essere gradevoli e richiedere meno sforzo degli altri: quando un’innovazione consente di risparmiare del tempo sia a livello individuale che collettivo permette di avere tempo per le relazioni con gli altri, apprezzare la natura e costruire una società non più condizionata da un immaginario che ci è imposto.

Il sistema economico della decrescita dovrà inoltre essere largamente basato sul livello locale e avremo bisogno di più cooperazione e scambio.

Infine vorrei dire che, anche se molte persone già vivono esperienze di decrescita a livello individuale, la semplicità volontaria (o sobrietà) non è facile, contrariamente a quello che alcuni sembrano sostenere.
La perdita di status sociale è una questione importante ed esiste un livello collettivo in cui molte cose sono ancora da inventare e sviluppare.

La decrescita può essere sostenibile solo nella misura di ciò che riusciamo a far decrescere tramite la condivisione e, insieme, di quello che nella convivialità cresce, le emozioni, la gioia, il buon umore, la salute, la bellezza.

 

Tratto dal sito www.decrescita.it Articolo parzialmente tratto dalla rivista “Silence” n° 340 Novembre 2006